La Madonna dell'Acqua

La Madonna dell'acqua

Storia

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La Storia


Sull’edicola dell’altare è posta una bella statuetta del XV secolo, in alabastro, raffigurante la Pietà, opera di un maestro tedesco (detto il “Maestro di Rimini”), venerata con il titolo di “Madonna dell’acqua”: secondo lo storico riminese Luigi Tonini questa cappella è stata costruita proprio per questo simulacro. Con la raffigurazione di Cristo morto sulle ginocchia della Madre infatti si accorderebbero bene le immagini delle Sibille, che previdero la nascita e la passione e la morte del Redentore; inoltre la modesta altezza del gruppo plastico avrebbe indotto gli autori della cappella a non mettere sull’altare una edicola marmorea uguale alle altre, perché sarebbe risultata sproporzionata (l’attuale, come si è detto, è ottocentesca). La cappella “de li martori” potrebbe essere stata dedicata al martirio di Cristo; e per essa Sigismondo potrebbe aver commissionato al Bellini la Pietà che ora si trova nel Museo della città.
La Madonna che dal XVI secolo ha goduto la più costante e forte devozione da parte di tutta la città e di tutta la diocesi, e dei riconoscimenti pubblici più alti, tanto da poter essere definita davvero la “Madonna dei riminesi”, è quella detta dell’acqua, venerata nella prima cappella di sinistra del Tempio Malatestiano (originariamente dedicata ai Martiri, poi a Sant’Antonio da Padova, infine alla Madonna). La cui festa liturgica è ora fissata al primo sabato di maggio.
Si tratta di un piccolo gruppo plastico di ottima fattura datato intorno al 1430 e attribuito a uno scultore tedesco chiamato il “Maestro di Rimini”; raffigura La Pietà, cioè la Vergine che tiene sulle ginocchia Gesù morto, secondo un’iconografia che ha avuto una grande fortuna fra Trecento e Cinquecento, prima nei paesi nordici, poi un po’ ovunque.
Pare sia stato san Carlo Borromeo, nel 1563, a esortare i riminesi a rivolgersi con fiducia a questa immagine, che cominciò a operare miracoli nel 1584, tanto copiosi che, appena due anni dopo, la sua cappella dovette essere chiusa da una cancellata per proteggere gli ex voto che conteneva per averli protetti da siccità, eccessiva piovosità e inondazioni. Le grazie che le venivano richieste e che essa elargiva erano naturalmente di interesse generale e pubblico, per il bene di tutta la comunità e di tutto il territorio, e non potevano lasciare indifferenti la magistratura cittadina, infatti sempre presente in veste ufficiale alle periodiche suppliche e ai periodici “rendimenti di grazie”. Soprattutto i contadini si rivolgevano a lei, e partecipavano alle sempre affollatissime processioni con cui veniva onorata, frequenti nel XVIII secolo, ma anche i cittadini, sempre minacciati dalle piene del Marecchia. Quando, nella primavera del 1799, e dunque in epoca giacobina, si tentò di impedire una di queste processioni richiesta a gran voce specialmente dai contadini, che vedevano compromessi i raccolti dalle continue piogge, si ebbe una mezza rivolta: niente affatto convinti dal- le argomentazioni dei municipali giacobini che quella loro Madonna non era altro che “un pezzo di marmo, una materialità non necessaria”, e che “bastava che la Madonna fosse in cielo perché la potessero pregare a loro voglia senza portarla in giro per la città”, i contadini con falci, bastoni, mannaie e al grido di “evviva Maria” affrontarono i soldati e condussero il simulacro per le vie della città, nonostante la fuga di una parte dei sacerdoti impauriti.
L’8 maggio del 1814, di ritorno a Roma dopo la prigionia francese, Pio VII si fermò a Rimini e incoronò solennemente l’immagine fra l’entusiasmo dei riminesi. Per celebrare degnamente il cinquantenario di questo avvenimento la cappella della Madonna fu abbellita a spese del capitolo della Cattedrale, con il concorso della municipalità e di tutti i fedeli; i lavori, progettati dall’architetto del papa Luigi Poletti, trasformarono la cappella con ridipinture, dorature, vetrate istoria- te, rivestimenti marmorei, anche con un nuovo pavimento, un nuovo altare, una nuova nicchia e nuove sculture, caratterizzate da un ecclettismo sonoro di gusto classicista. Nelle lunette tre dipinti di Alessandro Guardassoni (distrutti durante la guerra, come le vetrate), rappresentavano l’incoronazione della Madonna per mano di Pio VII e “la serenità” e “la pioggia”. Nell’iscrizione marmorea che commemorava i la- vori (compiuti nel 1868) la Madonna dell’Acqua viene definita imbripotens (molto potente); l’aveva dettata il devotissimo storico Luigi Tonini, tuttavia assai critico sull’opportunità di tali pesanti “abbellimenti”.

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