CHIESA DI SANT’AGOSTINO (SEC. XIII-XVIII)
DEDICATA A SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN ROCCO
CHIESA DI SANT’AGOSTINO
(SEC. XIII-XVIII)
DEDICATA A SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN ROCCO
Orario di Apertura:
Aperta Tutti i Giorni
al Mattino dalle 7:30 alle 12:00
e al Pomeriggio dalle 14:30 alle 17:30
Contatti:
Telefono: 0541 781268
Renato Bartoli (Parroco)
Email: parrocchia@santagostinorimini.it
Scheda parrocchiale
Sito web: www.santagostinorimini.it
Storia
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La chiesa di Sant’Agostino è la più grande della città e della Diocesi di Rimini. Fu voluta dall’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, giunti in città intorno alla metà del XIII secolo. In un’epoca in cui molti ordini mendicanti, come Francescani e Domenicani, si stavano diffondendo nei centri urbani, anche gli Agostiniani cercarono di radicarsi in Rimini, città allora in piena espansione economica e culturale.
La costruzione della chiesa iniziò intorno al 1256, con il sostegno della comunità cittadina e anche della famiglia nobile locale, i Malatesta, desiderose di affermare la propria devozione e il proprio ruolo pubblico attraverso la promozione di edifici religiosi. La chiesa fu inizialmente dedicata a San Giovanni Evangelista, ma in seguito assunse il nome di Sant’Agostino, in onore del santo fondatore dell’ordine.
La posizione scelta, a ridosso delle mura medievali, rifletteva la volontà degli Agostiniani di inserirsi nel tessuto urbano ma anche di mantenere una certa autonomia spirituale. La chiesa divenne presto un importante centro religioso e culturale. Il complesso si sviluppò includendo un convento e una ricca biblioteca, diventando punto di riferimento per la predicazione, l’istruzione e l’assistenza ai poveri nel cuore della Rimini medievale.
Esterno
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L’esterno della chiesa di Sant’Agostino è un esempio sobrio ma significativo di architettura gotica del XIII secolo, riflettendo lo stile essenziale e austero tipico degli ordini mendicanti. La facciata, realizzata in mattoni a vista, è semplice e priva di decorazioni scultoree elaborate, in linea con l’ideale agostiniano di umiltà e povertà evangelica.
La parte frontale è caratterizzata da un ampio portale in pietra, sormontato da un’elegante monofora anch’essa ad arco acuto, che alleggerisce visivamente la struttura e richiama lo stile gotico. Nella muratura si leggono ancora tracce delle aperture originarie e degli interventi successivi, che testimoniano le trasformazioni subite nel tempo dall’edificio.
Il lato sinistro, che si affaccia su via Cairoli, mostra bene la struttura originale con le sue strette finestre e il paramento strutturale, che scandiscono il ritmo architettonico della navata. L’abside, visibile sul retro, è poligonale ed è arricchita da strette monofore che creano, all’interno, un suggestivo gioco di luci.
Nonostante la semplicità dell’apparato decorativo, l’esterno della chiesa conserva una forte imponenza architettonica, legata più alla verticalità e all’equilibrio delle proporzioni che alla ricchezza ornamentale.
Interno
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L’interno della chiesa è stato completamente trasformato durante i lavori del XVIII sec., che hanno trasformato, secondo un linguaggio tipicamente “barocco”, l’originario impianto medievale, anche se durante il terremoto del 1916 è riaffiorato nelle pareti dell’abside, proprio sotto gli stucchi barocchi, uno straordinario ciclo pittorico della cosiddetta “scuola riminese del Trecento”, in cui l’influenza di Giotto, attivo a Rimini negli ultimi anni del XIII secolo, si coniuga con l’ascendente di una più antica cultura adriatico-orientale di matrice bizantina. L’attuale critica attribuisce gli affreschi alla bottega dei fratelli Giovanni, Giuliano e Zangolo. Nella parete di fondo dell’abside, in alto, vi è una maestosa raffigurazione di Cristo in trono fra i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista; nel registro inferiore è raffigurata la Madonna con il Bambino; nel registro più basso compare la scena del Noli me tangere. Nella parete sinistra sono rappresentate le storie (apocrife) di san Giovanni Evangelista e a destra ancora quelle dell’apostolo e di Sant’Agostino. Anche nel campanile sono riaffiorati degli affreschi della stessa mano che raffigurano scene della vita di Maria.
Il resto dell’interno della chiesa, come si è detto, è in stile barocco ad un’unica navata e le pareti sono scandite da pilastri decorati, grandi altari e statue in stucco di santi agostiniani. Si tratta di un’architettura maestosa e luminosa. Il soffitto, decorato dall’artista Vittorio Bigari, evidenzia le virtù teologali e cardinali tra i santi Giovanni Evangelista, Agostino e Nicola da Tolentino.
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La Scuola Riminese del Trecento
La scuola riminese del Trecento rappresenta uno dei momenti più alti della produzione artistica della città, sviluppatasi in un periodo di transizione tra il Gotico e il Rinascimento. Fortemente influenzata dalla tradizione giottesca, questa scuola si distingue per la sua capacità di far confluire elementi bizantini con le innovazioni introdotte da Giotto, dando vita a un linguaggio pittorico originale e raffinato.
Il principale esponente di questa corrente artistica fu Giovanni da Rimini, un pittore che operò tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. La sua arte si caratterizza per una ricerca espressiva attenta delle figure, che, pur mantenendo un rigore stilistico medievale, si caricano di una sensibilità umana e di una profondità emotiva inusuali per l’epoca, con un’attenzione ai dettagli, alla luce e all’espressività delle figure.
Oltre a Giovanni, altri pittori come Neri da Rimini (tra l’altro anche eccellente miniaturista), Giuliano da Rimini, il Maestro dell’Arengo, Giovanni Baronzio, il Maestro di Tolentino, Giacomo da Varignana e Francesco da Rimini contribuirono allo sviluppo della scuola, rendendo Rimini un centro artistico di grande rilevanza nel panorama italiano.
Gli affreschi, le tavole e i cicli pittorici realizzati dai maestri della scuola riminese rispondono a una profonda esigenza religiosa, ma al contempo riflettono anche un certo gusto per la bellezza e l’eleganza, combinando la spiritualità cristiana con un’interpretazione più naturale e umana della figura sacra. Questo stile si diffonde non solo a Rimini, ma in tutta la Romagna e nelle aree circostanti, costituendo un ponte tra il Medioevo e il Rinascimento.
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Gli Affreschi del Presbiterio
Nella parete dell’abside, dietro l’altare, si possono ammirare gli affreschi originari della “Scuola del trecento Riminese” dipinti dalla bottega dei fratelli Giovanni, Giuliano e Zangolo. Sulla parete di fronte al presbiterio, nel registro superiore è raffigurato Cristo in trono, affiancato dai santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista. Nel registro mediano si trova una mirabile Madonna in trono con il Bambino. Nel registro inferiore sottostante è rappresentata la scena del Noli me tangere, nella quale Maria Maddalena riconosce il Maestro, Cristo. Ai lati della rappresentazione centrale si sviluppano, a sinistra, gli episodi della vita di San Giovanni Evangelista, mentre a destra sono illustrate altre vicende legate sia alla figura dell’apostolo, sia alla figura di Sant’Agostino.
Parte Centrale
In alto è dipinta la Deesis (intercessione): Gesù in trono fra San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista; più in basso La Madonna in trono con il Bambino. Infine la scena del Noli me Tangere: l’incontro di Gesù con la Maddalena dopo la risurrezione.
Parte Sinistra
Nella parte sinistra sono affrescate le storie della vita di San Giovanni Evangelista: in alto (verso l’aula) è rappresentata la scena in cui per le preghiere del Santo un terremoto distrugge il tempio di Diana ad Efeso, e a fianco L’Imperatore Domiziano fa immergere il Santo in una caldaia d’olio bollente. Nel registro inferiore sottostante è rappresentata la scena in cui alla presenza del sommo sacerdote Aristodemo il Santo subisce la prova del veleno e risuscita due uomini avvelenati. Vicino alla monofora è dipinto invece Sant’Agostino che dà la regola ai suoi frati, mentre, al di là della monofora, San Michele Arcangelo. Nella fascia ulteriormente sottostante compaiono i resti di alcuni affreschi votivi delle parti contigue, con ampi campi deteriorati.
Parte Destra
Nella parte destra sono rappresentate le storie della vita di San Giovanni Evangelista e di Sant’Agostino (ma interpretabile anche come San Giovanni Evangelista): nel registro superiore (verso l’aula) si staglia alcune scene tra cui: San Giovanni esiliato nell’isola di Patmos scrive l’Apocalisse, e il Santo che ritorna ad Efeso dopo l’esilio; ultima verso l’interno compare la scena in cui il San Giovanni nel rientrare ad Efeso risuscita Drusiana. Nel registro inferiore è raffigurato Sant’Agostino mentre predica e infine la Morte di Sant’Agostino e ascesa al cielo della sua anima (ma la raffigurazione potrebbe essere riferita, secondo la critica, anche a San Giovanni Evangelista).





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Gli affreschi della cappella del campanile
L’interno del campanile, a destra del presbiterio, è interamente affrescato con scene della vita di Maria attribuite a Giovanni da Rimini e presumibilmente eseguite prima degli affreschi del presbiterio. Le condizioni di conservazione degli affreschi non sono ottimali, ma questo non impedisce di coglierne la grande e suggestiva qualità poetica.
Pareti laterali
Nel registro superiore: L’offerta di Gioacchino al tempio e La visione di Gioacchino; dall’altra parte L’annunciazione; nel registro mediano inferiore: La nascita di Gesù e dall’altra parte La presentazione di Gesù al Tempio; nel registro inferiore: l’Adorazione dei Magi e la mirabile Dormitio Virginis.
Parete centrale
La parete centrale è dominata dalla grande finestra in stile gotico dove sopra di essa vi sono i pochi resti della raffigurazione della Presentazione della Vergine al tempio. Ai lati della finestra sono rappresentati: a sinistra, sopra Sant’Ambrogio e sotto Santa Monica; a destra, sopra Sant’Agostino e sotto San Giovanni Bono. In basso, più piccoli, due committenti.
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Nota sulla chiesa trecentesca
Qui, nella chiesa di San Giovanni Evangelista, tutti gli elementi dello spazio liturgico risultavano, in ultima istanza, mirare ad una grande sintesi unitariamente escatologica, là dove il Giudizio di Giovanni da Rimini, collocato maestosamente all’apice dell’arco trionfale, prospettava, qui ed ora, una mirabile visione dello spazio della Gloria di Dio (dove il Giudizio stesso ne rappresentava il “più alto” compimento), mentre il Crocifisso ligneo sul tramezzo-iconostasi (poi pontile) e il Cristo assiso in trono affrescato nell’abside – visivamente quasi giustapposti in una visione dal basso verso l’alto – sancivano la potente vittoria della Vita sulla morte («Ego sum Via, Veritas et Vita [Io sono la Via, la Verità e la Vita]» Gv 14,6 ), confermando tutta la Verità di quel sacrificio consumato sull’altare della liturgia terrena: una liturgia da intendersi già come pre-figurazione di quella Gerusalemme celeste in cui Cristo è “trasfigurato” in Tempio e Agnello («Et Templum non vidi in ea; Dominus enim, Deus omnipotens, Templum illius est, et Agnus [In essa non vidi alcun Tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo Tempio]» Ap 21,22).
Nel contesto quindi di una liturgia pubblica partecipata in una modalità in cui non poche erano le parti recitate in latino, con tono dimesso, che venivano comprese, se non addirittura percepite da parte dei fedeli laici, l’impianto iconografico-spaziale assumeva una forte e straordinaria valenza comunicativa, di particolare importanza per i presenti che potevano così sentirsi parte viva del corpo dell’ecclesia e vedere, mirabilmente, la chiara prefigurazione dei misteri celebrati.
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La parte destra della navata
Appena entrati, sulla destra è situata la statua di San Giovanni Bono (1755 c.) realizzata da Carlo Sarti; sotto ad essa si trova un cenotafio dedicato al conte Alberto Mattioli, patrizio riminese, di Luigi Poletti con un basso rilievo di Piero Tenerani (1853). Di seguito, all’interno di un’ancona lignea del XVIII-XIX secolo, è collocato un Cristo deposto, scultura in legno del XIII secolo. Al secondo altare di destra, è collocata la tela di Marco Antonio Franceschini che ritrae L’elemosina di San Tommaso da Villanova (1687) incastonata in un pannarone sorretto da angeli dipinto da Filippo Pasquali (fine XVII secolo). Proseguendo sempre verso il presbiterio, si trova un importante Crocifisso dipinto su tavola di scuola riminese del trecento (1310), denominato anche Croce Diotallevi. Questo doveva essere collocato inizialmente al di sopra dell’iconostasi che separava la chiesa trecentesca dall’aula, mentre al di sopra ad esso, sotto le travi di copertura, era collocato il grande timpano raffigurante il Giudizio Universale di Giovanni da Rimini (attualmente conservato presso il Museo della Città). Avvicinandosi al presbiterio, si trova una tela dipinta di Angelo Sarzetti che raffigura San Nicola da Tolentino, impreziosita da un’ancona del XVIII secolo. Questa parete si conclude con un’altra statua di Carlo Sarti raffigurante Sant’Antonino (1755).




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La parte sinistra della navata
Appena entrati sulla sinistra è situata la statua di San Guglielmo d’Aquitania (1755 c.) realizzata da Carlo Sarti; al di sotto di essa si trova un cenotafio dedicato a Jano Planco (1775), medico ed anatomista riminese e grande erudito. A seguire, si trova una tela di Giovan Battista Costa che raffigura il Miracolo di San Giovanni da Facondo (1724). Si arriva così al Sepolcro del beato Alberto Marvelli costruito nel 2004, sopra il quale è collocato un affresco appartenente alla scuola riminese del Trecento e raffigurante La Madonna con il Bambino in trono fra San Giovanni Evangelista e Sant’Agostino. Al centro della navata è posta una tela (copia ottocentesca) di un dipinto di Jacopo Palma raffigurante una Natività, contornata da un pannarone sorretto da angeli dipinto su tela di Giuseppe Marchesi detto il Sansone (1725). Di seguito, sopra all’entrata laterale è collocata la Cantoria (1777) su disegno di Gaetano Stegani, sulla quale è posta una tela raffigurante I Santi Monica e Nicola da Tolentino, di pittore bolognese del XVIII secolo. Avvicinandosi al presbiterio, si trova la tela dipinta da Bernardino Chioppi raffigurante San Giovanni Nepomuceno (1737) collocata in un’ancona lignea del secolo XVIII. La parete si conclude con una statua del maestro Carlo Sarti che raffigura San Prospero (1755).


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Il soffitto
A dominare la navata centrale è il soffitto piano in cui vi sono raffigurate le virtù teologali (a partire dal presbiterio: Fede, Speranza, Carità) e cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza) tra i Santi Giovanni Evangelista (a partire dal presbiterio), Agostino e Nicola da Tolentino. Gli stucchi sono disegnati da Ferdinando Bibiena (1719) e i dipinti eseguiti da Vittorio Bigari (1722), due artisti bolognesi di grandi capacità espressive.